Un buon punto per il Ferro da Stiro Apostolico Oggi

[ e grazie caro ministro Bracuto per portare il punto ]

E’ brutto solo pregare quando arriva la disperazione…
E’ brutto solo pregare nei momenti di crisi…

Certamente il nostro grido dovrebbe essere sempre verso il cielo…

Ma qui il punto…

Troppe persone ( santi – l’interno della chiesa ) partecipano alla preghiera di crisi
( di momento, nel disagio ) e non alla preghiera quotidiana perché non vogliono cambiare,
ma vogliono che le loro circostanze cambino!
( wooow – potente punto – dal pastore )

Stone G. ( condiviso per il ministro Bracuto )
– Grz mille per la nota –

Giovedì, 16 Agosto 2018 17:30
Ferro da Stiro Apostolico – 3

Luca 21:36a LND

Vegliate dunque, pregando in ogni tempo…

un punto da meditare, scritto nel 1955 ( dal mondo al naturale )

“Un tempo eravamo capaci di adattarci alla bisogna, oggi meno.
Oggi la crisi, ci smuove dal letargo, ci obbliga a pensare più a fondo, a guardare la realtà per quello che è”.

“Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E’ dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E’ dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’ unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla”.  Albert Einstein 1955