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274. Luke 1; John 1 ( Domenica, 1 Ottobre 2017 ) Inizio Ottobre!

Arrivando, Sabato 30 Settembre 2017. Un Giorno Per Te Signore! Un Giorno Alla Volta portando un messaggio di pace…

Libro di Malachia – Completo

Ricordando l’appuntamento: 30 Agosto 2017

Ho trovato una bella sintesi in Italiano…
Link: http://www.naiot.it/studi/onoreetimore01.htm

Per me, pastore@Antioca.it merita una bella lettura…
e belli punti per la nostra edificazione nel Nome di Gesù!

Meditazioni sul libro di Malachia

 

ONORE E TIMORE

 

Parte prima: Amore e fedeltà

Insoddisfazione, scetticismo, relativismo, apatia sono sentimenti che spesso serpeggiano fra i figli di Dio ancora oggi, esprimendosi in comportamenti ed atteggiamenti che mettono in forte dubbio la realtà dell’amore di Dio per il Suo popolo e screditano il valore del servizio per Lui. Perciò abbiamo anche noi bisogno di un messaggio chiaro da parte del Signore: lo stesso messaggio che Egli inviò al Suo popolo attraverso il profeta Malachia.

Introduzione
Dio è il primo bersaglio verso cui gli uomini tirano le proprie frecce quando le cose non vanno come essi si aspettano.

La fede giudaica aveva vissuto un bel momento di risveglio dopo il ritorno da Babilonia (538 a.C.) con la ricostruzione del tempio (516 a.C.) e delle mura (445 a.C.) ma il regno di Israele non era poi tornato al suo antico splendore. Il popolo era ancora sottoposto al dominio dei Persiani.

Fame, povertà ed oppressione continuavano ad imperversare.

Il Signore era davvero così potente?

Egli poteva davvero realizzare le pro-messe fatte attraverso Aggeo e Zaccaria?

L’aria che si respira scorrendo le pagine di questo breve libro è viziata dall’insoddisfazione, dallo scetticismo, dal relativismo, dall’apatia.

Il punto di vista di Dio, però, è diverso.

La gente si chiedeva dove fossero l’amore e la giustizia di Dio.

Piuttosto: dov’erano l’onore e il timore dovuti al Signore?

Dio, in una data stimata dagli studiosi tra il 435 e il 400 a.C., manda il Suo messaggero per fare chiarezza.

Con uno stile particolare, Malachia, il cui nome significa proprio “messaggero del Signore”, rispose agli scettici del suo tempo che biasimavano Dio senza rendersi conto di essere i veri responsabili della loro stessa disgrazia.

Rianimò le fiamme della fede nei cuori di un popolo scoraggiato, dimostrando che l’amore, la santità, la giustizia e la fedeltà di Dio sono immutabili e pronti a manifestarsi a coloro che avessero temuto il Signore e si fossero convertiti dalle loro vie malvagie per onorarlo.

Studiando il libro faremo ovviamente applicazioni per il nostro tempo, ma non prima di esserci soffermati sul significato del messaggio per i primi uditori. InfattiMalachia, come ogni profeta, era un uomo del suo tempo, pertanto le applicazioni per noi saranno tanto più efficaci quanto più avremo capito le implicazioni per i primi uditori del messaggio.

Il libro può essere suddiviso in sette parti principali più una appendice secondo il seguente schema simmetrico:

  1. A)Dio ama il Suopopolo ma odia il malvagio popolo di Edom (1:1-5).
  2. B)Offerte contaminate: il popolo disprezza Dio (1:6-14).
  3. C)I sacerdoti disonorano il loro ministero (2:1-9).
  4. D)Infedeltà del popolo: il patto profanato (2:10-16).

C1) L’Angelo del Patto riabilita il ministero dei sacerdoti (2:17-3:6).

B1) Offerte insufficienti: il popolo deruba Dio (3:7-12).

A1) Dio ricompensa i giusti ma punisce i malvagi (3:13-4:3).

Conclusione) Prepararsi al giorno del Signore (4:4-6).

Struttura del libro di Malachia.

Come si può notare c’è una certa simmetria con tematiche che in qualche modo vengono riprese nella prima e nella seconda parte del libro per evidenziare nella sezione centrale il vero nocciolo del problema di Israele: l’infedeltà del popolo al Patto.
Il libro si conclude con una esortazione finale a prepararsi per il giorno del Signore.

Si consiglia di leggere Malachia 1:1-5 e 3:13-4:3.

“«Io vi ho amati», dice il SIGNORE; e voi dite: «In che modo ci hai amati?»” (1:2).

“Voi avete detto: «È inutile servire Dio»; e, «che vantaggio c’è a osservare i Suoi precetti, e a vestirsi a lutto davanti al SIGNORE degli eserciti?»” (3:14).

L’amore e la fedeltà sono due tra gli aspetti più straordinari del carattere di Dio. Essi sono rivelati nella Scrittura dalla prima all’ultima pagina.

Possibile che l’uomo possa metterli in discussione?

Per quanto possa sembrare incredibile, questo è proprio ciò che avviene nella prima (1:1-5) e nella settima (3:13-4:3) sezione del libro di Malachia che mediteremo in maniera congiunta in questo capitolo.

Il DIO CHE AMA (1:1-5)

“Dio è amore”.

È uno dei primi versetti che i genitori credenti insegnano ai propri figli.

Se facessimo un sondaggio tra i credenti, chiedendo di nominare una caratteristica di Dio, credo che almeno il 90% risponderebbe: “Amore”.

D’altra parte, tutto il rapporto tra noi e il nostro Creatore si basa sul Suo Amore.

Cosa accade quando le prove della vita ci spingono a pensare che Dio non ci ami e che non si stia curando di noi?

La fede vacilla.

Un senso di apatia ci invade e ci rende immobili.

La vita stessa sembra non avere più uno scopo.

È proprio in momenti come questi, quando Dio sembra così lontano, che dobbiamo aggrapparci alle promesse della Scrittura.

È proprio in momenti come questi che Dio, nella Sua grazia, conferma il Suo amore immutabile verso il Suo popolo.

Questo è proprio ciò che accade nei primi versi di questo libro.

Dio dichiara il Suo amore verso un popolo scettico e apatico che aveva smarrito la strada maestra.

Essi avrebbero potuto ritrovare quella strada solo aggrappandosi nuovamente all’amore di Dio e alle Sue promesse che egli stava continuando a manifestare in mezzo a loro a dispetto delle apparenze.

Un amore dichiarato

“Io vi ho amati”.

L’oracolo del Signore, il messaggio che egli affida al profeta, non poteva cominciare con una frase più bella e significativa.

Nel resto del libro il Signore riprenderà aspramente il Suo popolo attraverso Malachia. Tuttavia, prima della riprensione Dio dichiara ancora una volta il Suo amore verso Israele. Infatti, solo comprendendo l’amore di Dio è possibile accettare poi la Sua riprensione.

In questa prima frase troviamo pertanto la base per tutto il resto del libro.

Questa frase riporta alla nostra mente tutte le cose meravigliose che il Signore, nel corso dei secoli, ha fatto per il Suo popolo.

Dio ha amato Israele in maniera particolare“Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il Suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d’Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri” (Deuteronomio 7:6-8).

L’amore è il motivo per cui il Signore ha mantenuto le promesse fatte ai padri, liberando Israele dall’Egitto.

Nient’altro che amore.

Israele non aveva meriti particolari rispetto ad altri popoli ma il Signore li aveva scelti per essere un popolo consacrato che Lo avrebbe onorato in mezzo alle nazioni.

“Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come il Signore, il mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese nel quale vi accingete a entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno:«Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!»” (Deuteronomio 4:5-7).

Il solo popolo savio e intelligente.

Il Suo amore si era mostrato al popolo anche donando loro la Sua rivelazione affinché si distinguesse tra le nazioni mettendo in pratica le leggi del Signore.

Nessun altro popolo aveva ricevuto un tale privilegio.

Un amore rinnegato

Pensate a qualcuno a cui avete fatto del bene per molti anni.

Come vi sentireste se egli si rivolgesse a voi dicendo: “In che modo mi hai amato?”.

Queste solo le parole che il Signore ha ricevuto, dopo tutto ciò che aveva fatto per il Suo popolo.

“In che modo ci hai amati?”, si chiedevano gli scettici tra il popolo.

Cosa stai facendo di speciale per noi?

Cosa ci distingue dagli altri popoli?

Vedevano il bicchiere mezzo vuoto come se Dio in qualche modo fosse debitore nei loro confronti.

Dal loro punto di vista Dio non stava mantenendo le sue promesse.

Aggeo e Zaccaria avevano profetizzato una vittoria e un dominio di Israele nei confronti dei nemici circostanti eppure, dopo quasi un secolo, Israele era ancora sotto il dominio persiano. Avevano ricostruito il tempio, ma la monarchia non era stata ripristinata e il sacerdote-re promesso attraverso Zaccaria non si era ancora manifestato.
Dov’è la gloria promessa da Dio?

Dov’è la prosperità?

No, Dio non ci ama…

La storia si ripete.

Quante volte, nel passato, Israele aveva messo in dubbio l’amore di Dio e le Sue buone intenzioni nei confronti del popolo?

“Ma voi non voleste andare e vi ribellaste all’ordine del Signore, del vostro Dio; mormoraste nelle vostre tende e diceste: «Il Signore ci odia; per questo ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorei e per distruggerci»” (Deuteronomio 1:26-27).

Nonostante la loro incredulità, Dio li aveva tirati fuori dall’Egitto e aveva dato loro la terra promessa.

Nella Sua grazia, in epoca più recente, li aveva riportati da Babilonia e aveva permesso loro di ricostruire il tempio e le mura di Gerusalemme.

Eppure la gente aveva il coraggio di dire: “In che modo ci hai amati?”

Le prove del tempo presente stavano impedendo loro di vedere le cose nella giusta prospettiva e biasimavano Dio per la situazione in cui si trovavano.

Malachia, il messaggero di Dio, aveva il compito di riportarli alla realtà.

Un amore dimostrato

La risposta di Dio è immediata.

Il Signore avrebbe avuto mille modi per dimostrare il Suo amore nei confronti di Israele.
Avrebbe potuto ricordare loro l’uscita dall’Egitto oppure il ritorno da Babilonia come era stato profetizzato attraverso Geremia.

Avrebbe potuto ricordare tutte le volte in cui Egli era intervenuto al tempo dei Giudici per salvarli dai loro nemici.

Ma il Signore fa risaltare il Suo amore verso Israele evidenziando il Suo disprezzo verso il popolo di Edom.

Strano, vero?

Molti rimangono stupiti davanti all’espressione: “Ho odiato Esaù”, rischiando di non riuscire ad apprezzare il senso e lo scopo di questo brano.

Abdia scriveva a proposito di Edom: “L’orgoglio del tuo cuore ti ha ingannato, o tu che abiti nei crepacci delle rocce, e stabilisci la tua abitazione in alto; tu che dici in cuor tuo: «Chi potrà farmi precipitare a terra?» Anche se tu facessi il tuo nido in alto come l’aquila, anche se tu lo mettessi fra le stelle, Io ti farò precipitare di lassù – dice il Signore” (Abdia 1:3-4).

Edom era stato quindi un popolo orgoglioso e malvagio.

Quando Israele era stato colpito dai Babilonesi, gli Edomiti avevano partecipato allo sciacallaggio della città, auspicandone la completa distruzione.

“Ricordati, Signore, dei figli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme dicevano: «Spianatela, spianatela, fin dalle fondamenta!»” (Salmo 137:7).

“A causa della violenza fatta a tuo fratello Giacobbe, tu sarai coperto di vergogna e sarai sterminato per sempre. Quel giorno tu eri presente, il giorno in cui gli stranieri portavano via il suo esercito, e i forestieri entravano per le sue porte e tiravano a sorte su Gerusalemme; anche tu eri come uno di loro” (Abdia 1:10-11).

Gli Edomiti furono soggiogati da Nabucodonosor proprio come era stato previsto dai profeti (Geremia 27:2-8; 49:7-22; Ezechiele 35) e poi, anche nei secoli seguenti, non riuscirono più a tornare al loro antico splendore ma furono costretti dai Nabatei a rifugiarsi in un’area desertica, poi conosciuta come Idumea, fino alla completa disfatta nel quarto secolo a.C. sempre ad opera dei Nabatei.

La giusta condanna pronunciata dal Signore ai tempi di Abdia si era realizzata e gli effetti erano ben visibili già ai tempi di Malachia.

Leggendo la Scrittura, quindi, non ci si stupisce troppo dell’odio del Signore nei confronti dei discendenti di Esaù.

La domanda che invece dovremmo porci é “Perché Dio ha amato Giacobbe?”.

Questa esposizione di Malachia doveva infatti portare i suoi contemporanei a riconoscere quale grazia Dio aveva usato verso di loro mentre il giusto giudizio di Dio si stava abbattendo su Edom senza alcuna possibilità di scampo.

Se gli Edomiti meritavano il giudizio di Dio, Israele aveva forse qualche merito?

No, anche Israele aveva peccato e oltraggiato il Signore continuamente nei secoli precedenti.
Eppure, i loro fratelli Edomiti erano stati puniti per il proprio peccato mentre Israele aveva sperimentato la grazia del Signore che li aveva risparmiati permettendo loro di tornare da Babilonia per ricostruire Gerusalemme e il tempio.

“Esaù non era forse fratello di Giacobbe? – dice il Signore – eppure Io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù”.

Anche se i loro progenitori erano fratelli, questi due popoli hanno avuto un destino ben diverso.

Dio ha scelto Giacobbe e la sua discendenza dalla quale sarebbe venuto il Cristo, la progenie di Abramo in cui sarebbero state benedette tutte le nazioni (Galati 3:8, 16).

Giacobbe non aveva alcun merito in questo. Anzi Esaù era addirittura il primogenito naturale.
Di cosa si lamentavano quindi i contemporanei di Malachia?

Avrebbero piuttosto dovuto ringraziare il Signore per il Suo amore speciale nei loro confronti.
Se non fosse stato per quell’amore che stavano disprezzando, essi avrebbero probabilmente subito la stessa sorte di Edom.

Un amore riconosciuto

Dio stava dimostrando ad Israele che Egli mantiene le Sue promesse e che la situazione internazionale era sotto il Suo controllo.

Egli non è infatti una divinità locale la cui giurisdizione è delimitata al territorio di Israele.
Egli è sovrano su tutte le nazioni, è Colui che ha nelle mani la storia del mondo.

Egli avrebbe continuato a mostrare la Sua grandezza, ma quanti avrebbero riconosciuto le Sue opere dicendo: “Il Signore è grande anche oltre i confini d’Israele”?
Come vedremo nell’ultima parte del libro, in mezzo ad una maggioranza che disprezzava il Signore, c’era un residuo che temeva il Signore e che rispettava il Suo Nome.
Essi non nutrivano pensieri iniqui nei confronti del Signore.

Essi riconoscevano il Suo amore e la Sua fedeltà.

Essi avevano occhi per vedere la Sua grandezza.

Gli occhi della fede.

IL DIO FEDELE (3:13-4:3)

Dio esiste?

Si interessa dell’uomo?

Perché non interviene per fermare i malvagi?

No, non c’è alcun Dio perché altrimenti non ci si spiegherebbe perché nel mondo trionfa l’ingiustizia.

Dio tace perché Egli non c’è.

Sono ragionamenti che mi è capitato di sentire con una certa frequenza.

Più di 2400 anni fa, Malachia sentiva fare gli stessi ragionamenti da parte dei suoi connazionali sfiduciati e increduli.

Si guardavano intorno e vedevano che i malvagi prosperavano.

Valeva la pena servire il Signore?

C’erano dei vantaggi ad osservare i Suoi comandamenti?

Una fedeltà messa in dubbio

“Voi usate parole dure contro di Me, dice il Signore. Eppure voi dite: «Che abbiamo detto contro di Te?» Voi avete detto: «È inutile servire Dio»; e, «che vantaggio c’è a osservare i Suoi precetti, e a vestirsi a lutto davanti al SIGNORE degli eserciti? Ora, noi proclamiamo beati i superbi; sì, quelli che agiscono malvagiamente prosperano; sì, tentano Dio e restano impuniti!»” (3:13-15).

I contemporanei di Malachia pensavano di avere delle buone ragioni per continuare a non rispettare il Signore.

Coloro che disubbidivano ai comandamenti di Dio la passavano sempre liscia. Tanto valeva seguire le loro orme visto che il Signore non sarebbe intervenuto per punirli.

 

Se ci guardiamo intorno, dobbiamo riconoscere che anche oggi Dio non interviene subito per punire i malvagi.

Ci sono padri di famiglia stroncati in giovane età da tumori, e ci sono vecchi pedofili che agiscono indisturbati per anni e anni. Ci sono cristiani che non hanno fatto del male a nessuno e vengono perseguitati e uccisi, e ci sono migliaia di delinquenti a piede libero che si godono le loro ricchezze accumulate frodando, spacciando droga od uccidendo.

La domanda, oggi più che mai, sembra quindi legittima: “Vale la pena servire il Signore?”
Alcuni contemporanei di Malachia erano molto espliciti: “È inutile servire Dio”.

Anche oggi molti sono tentati di rispondere negativamente a questa domanda.

Il mondo intorno a noi non ci sprona a servire Dio.

I nostri amici ci dicono che è inutile servire Dio.

La pubblicità ci dice che è inutile servire Dio.

A scuola ci insegnano che è inutile servire Dio.

Sul lavoro spesso fanno carriera coloro che non servono Dio.

Oggi come allora, il mondo proclama beati i superbi, beati quelli che non devono chiedere mai, beati quelli che si sono fatti da soli, beati quelli che sanno farsi rispettare.

Ha un senso essere onesti?

Il mondo è dei furbi, dei prepotenti, degli imbroglioni…

Ma le cose stanno davvero così?

Una fedeltà professata

Anche in quel tempo di particolare decadenza morale esisteva comunque un residuo che temeva il Signore e rispettava il Suo Nome.

“Allora quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l’un l’altro; il Signore è stato attento e ha ascoltato; un libro è stato scritto davanti a Lui, per conservare il ricordo di quelli che temono il Signore e rispettano il Suo Nome” (3:16).

Di fronte alle cattiverie che il popolo diceva contro il Signore, essi non potevano fare altro che rinfrancarsi a vicenda ed incoraggiarsi a rimanere fedeli al Signore conoscendo ciò che il Signore aveva detto nella Sua Parola: “Poiché Io onoro quelli che Mi onorano, e quelli che Mi disprezzano saranno disprezzati” (1 Samuele 2:30b).

Coloro che confidano nel Signore sanno che i superbi non la faranno franca.

Essi sanno che il Signore ricompensa quelli che Lo temono.

Essi sanno che Dio è fedele e non li deluderà.

Nei primi versi del libro abbiamo visto che Dio ha amato la discendenza di Giacobbe. Ora, nell’ultima parte del libro vediamo che egli ha un occhio particolare per coloro che Lo temono.

Egli li conosce ad uno ad uno e ne conserva il ricordo.

Egli li salverà nel giorno in cui giudicherà i malvagi.

È quindi evidente che l’amore di Dio verso Giacobbe e l’odio verso Esaù presentati nella prima parte del libro non avevano a che fare con la salvezza di ogni singolo Israelita e con la condanna eterna di ogni singolo Edomita.

Infatti, ora vediamo che all’interno dell’amato Israele esisteva un sottoinsieme di Israeliti che non solo erano circoncisi fisicamente ma avevano anche un buon rapporto con il Signore.

Non solo appartenevano al popolo eletto, ma avevano fede in Dio.

“Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che ricompensa tutti quelli che Lo cercano” (Ebrei 11:6).

Una fedeltà dimostrata

“Essi saranno, nel giorno che Io preparo, saranno la Mia proprietà particolare. Io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve. Voi vedrete di nuovo la differenza che c’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve Dio e colui che non Lo serve – dice il Signore degli eserciti” (3:16-17).

Ecco la risposta di Dio alla domanda: “Che vantaggio c’è a servire il Signore?”

Ecco la risposta per chi si fa beffe dell’Eterno.

Se qualcuno aveva dei dubbi sulla fedeltà di Dio, poteva essere certo che sarebbe venuto un giorno in cui quei dubbi sarebbero stati dissipati.

In quel giorno si sarebbe vista di nuovo la differenza tra il giusto e l’empio.

Il Signore prepara un giorno in cui tutti i nodi verranno al pettine. Dobbiamo guardare a quel giorno con fede senza lasciarci ingannare da ciò che osserviamo intorno a noi nel tempo presente.

Oggi, anche i figli di Dio soffrono e patiscono ingiustizie, ma occorre tenere duro e vedere le cose dal punto di vista di Dio.

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne” (2 Corinzi 4: 17-18).

Solo gli occhi della fede possono vedere le cose che gli occhi fisici non possono vedere.
Che bello sapere che la gloria che ci aspetta è talmente grande che le nostre afflizioni sembrano leggere a confronto.

La gloria è eterna mentre le afflizioni durano solo per un tempo.

Paolo aveva rischiato più volte la vita, era stato frustato, picchiato e messo in carcere a causa del Vangelo. Eppure considerava quelle afflizioni leggere perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa di Dio.

È triste invece il destino degli empi.

“Poiché, ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; allora tutti i superbi e tutti i malfattori saranno come stoppia. Il giorno che viene li incendierà – dice il Signore degli eserciti – e non lascerà loro né radice né ramo” (4:1).

“Egli ha il Suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la Sua aia e raccoglierà il Suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile” (Matteo 3:12).

È vero che i figli di Dio passano attraverso il fuoco delle prove in questa vita (1 Pietro 1:7; 4:12), ma essi sono come metalli preziosi che escono dal fuoco più affinati di prima.

Ben diversa è invece la sorte dei nemici di Dio. Essi sono come stoppia che si consuma quando finisce nel fuoco, a dimostrazione del fatto che una vita senza Dio è una vita che non vale nulla, una vita che non lascia nulla dietro di sé.

In vari Paesi del mondo, i cristiani sono perseguitati da parte del governo o da parte di altri gruppi politici, etnici, o religiosi.

Quale consolazione portano loro queste parole: “Ma per voi che avete timore del Mio Nome spunterà il sole della giustizia, la guarigione sarà nelle sue ali; voi uscirete e salterete, come vitelli fatti uscire dalla stalla. Voi calpesterete gli empi, che saranno come cenere sotto la pianta dei vostri piedi, nel giorno che io preparo – dice il Signore degli eserciti” (4:2-3).

“Egli farà risplendere la tua giustizia come la luce, e il tuo diritto come il sole di mezzo giorno” (Salmo 37:6).

Spunterà il sole della giustizia.

Il Signore asciugherà ogni lacrima e guarirà ogni ferita.

Invece, come aveva osservato il re Davide qualche secolo prima, la prosperità dei malvagi è effimera: “Non adirarti a causa dei malvagi; non aver invidia di quelli che agiscono perversamente; perché presto saranno falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde” (Salmo 37:1-2).

Sì, si vedrà ancora la differenza tra il giusto e l’empio, tra colui che serve Dio e colui che non Lo serve.

L’ultima risata

La pallina della roulette della storia mondiale sta ancora girando.

Fate il vostro gioco signori prima che la pallina si fermi.

Siamo tra quelli che incolpano Dio per tutto ciò che accade, dalla fame nel mondo ai terremoti, dalla perdita di una persona cara al crollo della borsa?

Siamo tra quelli che hanno la memoria corta e ci dimentichiamo con facilità le benedizioni di Dio e le Sue dimostrazioni di amore?

Siamo tra quelli che non si rendono conto che, se Dio ci pagasse con la nostra stessa moneta, nessuno potrebbe scampare?

Il rapporto tra Dio e l’uomo si basa sulla più sublime delle caratteristiche del Signore: il Suo amore.

L’amore dell’uomo non è che una risposta all’amore di Dio.

“Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo” (1 Giovanni 4:19).

Se dubitiamo del Suo amore e della Sua fedeltà, rischiamo di diventare scettici e relativisti; se Dio non si cura di noi, che importanza ha comportarsi in un modo piuttosto che in un altro?

Il mondo proclama beati i superbi, ma Gesù cominciò il Suo sermone sul monte con queste parole: “Beati i poveri in spirito”.

Sì, avete letto bene.

Non sono i superbi coloro che Dio chiama beati, ma piuttosto coloro che non confidano in loro stessi ma hanno bisogno che il Signore riempia il loro spirito.

Pietro aveva previsto una ondata di scetticismo proprio vicino alla fine dei tempi: “Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione»” (2 Pietro 3:3-4).
Ed è proprio ciò che sta accadendo.

Le nostre orecchie ascoltano continua-mente la voce di scettici che mettono in dubbio l’esistenza stessa di Dio.

Molti ridono del Vangelo.

Molti ridono di noi perché abbiamo fede in un Dio che ama ed è fedele.

Ma se proprio bisogna ridere, io preferisco farlo alla fine.

 

(1. continua)
Omar Stroppiana

( FINE INSERIMENTO ARTICOLO ) Dio benedica al messaggero di pace!